BORCA DI CADORE

BORCA DI CADORE

Borca di Cadore (Bórcia in ladino)

STORIA

Se vuoi scoprire Borca di Cadore, devi comprendere anche la sua storia. Immergiti in questo fantastico racconto: buona lettura.

All’epoca dell’invasione longobarda Alboino (VI sec. d.C.) costituisce il ducato del Friuli, di cui il Cadore faceva parte, e lo assegna al nipote Gisulfo. Con i Carolingi (IX sec. d.C.) la regione diventa un Comitatus, ma rimane la suddivisione precedentemente adottata da Alboino per dacana e centana. Dopo l’impero carolingio il Cadore passò sotto i Duchi di Carinzia e poi sotto i patriarchi di Aquileia i quali lo subinfedaurono alla famiglia Da Caminio, il cui dominio durò fino al 1337. Il Cadore era diviso in Regole “derivazione delle decana longobarda”, e più Regole costituivano una centenarius; al tempo Borca faceva parte del centenaro di S. Vito, mentre Cancia apparteneva assieme a Vodo al centenaro di Venas, la Comunità Cadorina formata da 10 centenari fu formalmente riconosciuta nel 1337 da Carlo IV di Lussemburgo.

Sotto la dominazione longobarda le Regole si uniformarono alle istituzioni germaniche. Essendo i Longobardi un popolo nomade, il loro non era uno Stato territoriale, ma personale degli appartenenti alla stessa stirpe. Per gli abitanti del Cadore, stabilmente residenti, si affermò il concetto che boschi e pascoli erano proprietà comune e indivisibile di quelle famiglie che da lungo tempo godevano del pascolo comune e che trasmettevano il loro diritto ai discendenti maschi “la comproprietà dà diritto al capofamiglia regoliere di avere legna, legname, prato e pascolo sul patrimonio della Regola in base ad appositi regolamenti”.
Nel 1420 il Cadore passò, per volontaria dedizione, sotto la Serenissima Repubblica di Venezia, dopo la sua caduta Napoleone, (1806) con un decreto stabilì che i beni goduti dai Corpi degli antichi originari passassero in amministrazione ai Comuni di nuova costituzione, fu sciolta la Comunità Cadorina e con l’aggregazione di varie Regole furono eretti gli attuali comuni. Nel 1822 Borca fu divisa da S. Vito ed eretta in comune autonomo al quale fu aggregata Cancia.
La Regole cessarono di esistere come enti amministrativi locali e, con la formazione del catasto, iniziato sotto l’amministrazione francese e concluso durante il Regno Longobardo Veneto, il Comune di Borca iscrisse a suo nome tutta la proprietà della vecchia Regola.
Nel 1993, su pressione dei Cadorini, lo Stato emanò un decreto che prevedeva la possibilità di ricostituzione delle antiche Regole conferendo ad esse la qualifica di enti di diritto privato e conferendo alla Regioni l’incarico di dare attuazione a tale dispositivo; si apre quindi la possibilità di ricostituire la Regola con compiti di gestione dell’antica proprietà.

Il 23 ottobre 1900 i Comuni di S. Vito e Borca vendettero al dott. Angelo Zucchi un appezzamento di terreno in località S. Canciano per la costruzione di un albergo di primo ordine il Palace Hotel des Dolomites oggi Istituto Dolomiti Pio X.

Il 15 Giugno 1921 fu inaugurata, la Calalzo-Dobbiaco, che un anno e mezzo dopo avrebbe preso il nome di Ferrovia delle Dolomiti. Il trenino bianco-azzurro delle Dolomiti collegò Calalzo a Cortina e Dobbiaco passando per Borca, dagli anni Venti ai Sessanta: dai tempi delle locomotive a vapore, attraverso la seconda guerra mondiale, al periodo d’oro degli anni Cinquanta tra cinema e Olimpiadi, sino al boom economico.

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Nel 1956 il Comune di Borca vendette alla società AGIP, nella località Val Scura, Nosaliès, Piei da Serdes, Costa dei Landre, Sopra Jalarù e la Cava 85 ettari di superficie boschiva per la costruzione di un villaggio sociale per i dipendenti del gruppo ENI. Si tratta dell’attuale Centro Vacanze le villette di Corte delle Dolomiti 120 ettari, progettate dall’architetto Edoardo Gellner in cui è presente una chiesa firmata da Carlo Scarpa.

FRAZIONI

Borca di Cadore ha diverse frazioni, vediamole insieme in questo dettagliato elenco.

– Villanova (Vilanuova)

Piccola frazione situata sulla riva destra del Boite, sotto le pendici del monte Pelmo e delle Rocchette.
È sorta sulle rovine dell’antico centro abitato di Taulèn, distrutto nel secolo XVIII da una poderosa frana caduta dal monte Antelao, posto sulla riva opposta del Boite.
Attualmente, la frazione è un tranquillo e grazioso centro di villeggiatura.

– Cancia di Cadore (Cianžia)

Si trova a sinistra del Boite sotto le pendici del monte Antelao.
La notte del 18 luglio 2009 una colata detritica della portata di cinquantamila metri cubi di acqua e ghiaia, superiore alla capacità dell’invaso costruito poco più a monte di Cancia, in seguito a giorni di pioggia intensa, scende dal monte Antelao e travolge la frazione causando la morte di due persone. Il resto del paese non viene toccato.
Nel 2013, la Regione Veneto ha deciso di dotare il Comune di Borca di Cadore di un sistema di monitoraggio e allarme per incrementare la sicurezza delle persone nel territorio interessato dal fenomeno accaduto a luglio 2009. Ha così affidato a CAE S.p.A., azienda che si è aggiudicata la gara indetta dalla Provincia di Belluno, il compito di realizzare ed installare le postazioni di rilevamento per il monitoraggio delle condizioni meteorologiche e riscontrare l’eventuale innesco della colata detritica.

– Corte di Cadore ed il Villaggio Eni

Si tratta di un villaggio turistico, composto da un albergo, una chiesa moderna di notevole pregio architettonico, e da 250 villette, sparse nel bosco e quasi invisibili al turista; il centro è posto sulla riva sinistra del Boite alle pendici dell’Antelao, appena sopra Cancia.
Il villaggio nasce da un progetto di Enrico Mattei, fondatore dell’ENI, e fu realizzato tra il 1954 e il 1963 come un villaggio vacanze e colonia estiva per i dipendenti della società. Il nome ricorda Cortemaggiore, la località del Piacentino dove fu scoperto un giacimento di petrolio che ebbe un grande impatto mediatico. Nel 2001 Gualtiero Cualbu, titolare di un’agenzia immobiliare di Cagliari, lo rilevò, incaricando del lavoro lo stesso architetto che all’epoca aveva progettato il complesso, il novantaduenne Edoardo Gellner.
Già a suo tempo Gellner aveva criticato l’abusivismo edilizio che dilagava deturpando il paesaggio alpino, ideando così un insediamento che “sparisse alla vista”: infatti, una volta cresciuti gli alberi che vi aveva fatto piantare, il villaggio appare letteralmente nascosto dal bosco. Inoltre gli alberi aiutano anche a stabilizzare il declivio su cui sorge il centro e a formare l’habitat per diverse specie.

Per vedere i video correlati:

  • La colonia Eni di Borca di Cadore – Ritrovarsi in estate: clicca qui.
  • Villaggio Eni, un piacevole soggiorno nel futuro. Clicca qui.
  • Ritorno alla mia Valle – 1954. Clicca qui.

 

Fonti: Borca di Cadore e wikipedia