CALALZO DI CADORE

CALALZO DI CADORE

Calalzo di Cadore (Cialàuž o Cialòuž in ladino)

GEOGRAFIA

Benvenuto a Calalzo di Cadore! Il territorio calaltino è completamente montuoso, collocandosi nel cuore del Cadore.

Il capoluogo sorge a 806 m di altitudine sulle rive occidentali del lago artificiale del Centro Cadore, la gran parte del territorio si estende però, sulla retrostante val d’Oten, la quale termina ai piedi del monte Antelao. Circondato da alcune imponenti vette dolomitiche, come il gruppo montuoso delle Marmarole (culminanti nel Cimon del Froppa, 2.932 m) ed il Monte Antelao (3.264 m), l’abitato di Calalzo è frequentato da turisti sia in estate che in inverno.

Video sulla Cascata delle Pile, in Val D’Oten: clicca qui.

L’ORIGINE DEL NOME 

Il toponimo deriverebbe dal latino – callis altus – “luogo alto”. Il coronimo “di Cadore” è stato aggiunto con D.P.R. 30 giugno 1959.

STORIA

Calalzo è con ogni probabilità il più antico insediamento del Cadore: sono stati rinvenuti numerosi reperti archeologici che lasciano presupporre l’esistenza, circa 2500 anni fa, di un santuario paleoveneto dedicato ad una divinità sanante; gli scavi hanno portato alla luce, in particolare, alcune statuette bronzee e un gran numero di iscrizioni venetiche. Lo stanziamento dei Romani intorno ai primi secoli dopo Cristo è altresì attestato dal ritrovamento di monete d’epoca imperiale.

Come altre località circostanti, Calalzo fu ripetutamente colpito da incendi e subì numerosi rifabbrichi che sostituirono le tradizionali case in legno in strutture in pietra, più sicure. Solo nella località di Rizzios si possono ancora trovare le tipiche costruzioni in legno, i tabià, e una piacevole passeggiata tra le vie della borgata permette di riviverne la storia e osservare il bel panorama sulle Dolomiti.

Calalzo è oggi sede di molte tra più riuscite e conosciute attività imprenditoriali nel campo dell’occhialeria: proprio in questo comune, nel 1878, fu costruita la prima fabbrica di occhiali per merito del calaltino Angelo Frescura; l’intero Cadore prese ad esempio la laboriosità e l’ingegno di questo “pioniere” il cui successo crescente e contagioso rappresentò l’inizio di una fortunata stagione per l’economia della regione.

MONUMENTI E LUOGHI D’INTERESSE

Calalzo di Cadore offre diverse attrazioni che rendono questo posto davvero unico e memorabile. Esplorale tutte attraverso questo fantastico elenco.

– Lagole

Chi è ospite in Cadore non può non visitare la zona di Lagole,luogo di singolare bellezza e sito archeologico più importante del Cadore. In epoca preromana e romana (IV sec. A.C. – IV secolo d.C. ) ospitava un tempietto votivo dedicato a una divinità sanante (detta Trumusiate) significativo luogo sacro della civiltà paleoveneta. Per l’importanza dei ritrovamenti, oggi al Museo Archeologico di Pieve di Cadore, è seconda solo al sito archeologico di Este.
Caratteristiche naturalistiche

È caratterizzata dalla presenza di numerose sorgenti di acque minerali e non, poste a breve distanza fra loro, in un’area del diametro di un centinaio di metri. Molto probabilmente tali acque hanno comune origine nel bacino meridionale dell’Antelao e, dopo un complesso percorso in profondità, riaffiorano in questa zona ad una temperatura attorno ai dieci gradi centigradi, con un notevole arricchimento di solfati alcalino terrosi. A causa dell’impermeabilità del suolo, costituito da strati gessosi di colore rosato, bianco e grigio chiaro, le acque scorrono con ruscellamento a spaglio senza creare alveo e confluiscono nel laghetto detto “de le Tose”.

Pare, inoltre, che fin dall’antichità fossero conosciute le proprietà terapeutiche dell’acqua delle sorgenti di Làgole, ottima ragione, nient’affatto secondaria, per un benefico e salutare soggiorno in questa località. Oggi Làgole è ancora un angolo di paradiso dove trascorrere giornate indimenticabili: si può passeggiare lungo le rive del lago, prendere il sole sulla spiaggia o inoltrarsi tra i boschi lungo un ruscello dall’acqua purissima.

La divinità sanante Trumus Icatei

« Ša.i.nate.i. / zon »
(A Šainate in dono.)

Le caratteristiche naturalistiche di Làgole, con il suo clima mite, sono certamente stati elementi chiave per lo svilupparsi in loco, nel III sec. a.C., di un complesso santuariale dove si celebravano culti legati alla libagione e al consumo rituale delle acque salutari. Durante la campagna di scavi organizzata da Giovanni Battista Frescura e dal dott. Enrico De Lotto negli anni 1949-1952, vennero infatti alla luce numerosi manici di simpulum bronzei con iscrizioni in lingua venetica e latina, lamine lavorate a sbalzo e statuette di bronzo rappresentanti guerrieri, figure in atteggiamento orante o donante, e animali. I manici degli attingitoi, spezzati dalle coppette dopo il consumo delle acque (bevute o utilizzate per abluzioni e bagni), recavano quasi sempre un’iscrizione contenente semplici testi votivi costituiti generalmente dal nome e dal patronimico del donante, dal nome o dall’epiteto della divinità e da formule dedicatorie. Il ritrovamento in loco di numerose mandibole e ossa della parte terminale delle zampe di ovini e caprini, fa supporre anche la celebrazione di sacrifici animali. L’ipotesi più accreditata ritiene che la sanante Trumus Icatei sia una divinità benefica “trimorfa”, ipotesi avvalorata dal rinvenimento di un lamina recante al centro una decorazione a sbalzo con tre teste. In epoca romana alla sanate tricipite subentrò un Apollo iatrico e il culto durò fino al IV sec. d.C..

– Val d’Oten

La Val D’Oten è meta ideale per chi ama le escursioni: punto d’accesso per i rifugi Chiggiato, Galassi e Capanna degli Alpini. Si sviluppa tra il Monte Antelao e il Gruppo delle Marmarole dove vi si trovano rifugi e bivacchi attrezzati a disposizione dei turisti che vogliano avvicinarsi allo spettacolo naturale delle Dolomiti. Tante sono le possibili escursioni nei boschi incontaminati delle valli Oten (il nome significa “ultimo” a voler indicare che non vi può essere altro luogo che regga al suo paragone) e Molinà (questo nome è stato dato per ricordare l’attività dei mulini ad acqua che nel passato servivano a macinare le granaglie) caratterizzate da immense distese di prati di pino mugo dove si può sostare all’ombra di secolari abeti e larici a gustare la caratteristica cucina locale..
Molto bella la cascata delle Pile, raggiungibile percorrendo un canalone scolpito dall’acqua.

Video sulla Cascata delle Pile, in Val D’Oten: clicca qui

Queste montagne seppero ammaliare anche il grande Tiziano che le dipinse nella sua famosa “Presentazione di Maria al Tempio”.

Grazie al paesaggio incantevole, Calalzo fu una meta di villeggiatura rinomata già ai tempi della Serenissima: i patrizi veneziani fecero costruire numerosi edifici di gran pregio architettonico per trascorrervi comodamente le vacanze.

Video sul Lago del Centro Cadore: clicca qui.

– Architetture religiose

A Calalzo si possono visitare alcune chiese interessanti: quella di S. Francesco, tardogotica del Cinquecento; la chiesa della Madonna della Molinà dalla pianta a poligono irregolare, risultante dall’unione di due cappelle cinquecentesche costituenti ciascuna una navata. La chiesa è famosa perché qui giunsero le truppe italiane il 4 novembre 1918quando l’Austria chiese l’armistizio.

Bella è la chiesa di Sant’Anna a Rizzios: fu iniziata nel 1632, ampliata e ultimata nel 1817; al suo interno sono collocate pregevoli tele del Seicento veneziano con i ritratti dei conti di Collalto (Treviso), dei Foscari di Venezia, dei cardinali Giovanni e Daniele Delfino, del papa Innocenzo XI e dell’imperatore Leopoldo I. Il dipinto raffigurante Fra Antonio da Rizzios è attribuito al Bombelli, L’immacolata, regina del mondo, coi santi è di Giovanni Fossa, La Vergine annunciata con il Padreterno e La Vergine in gloria tra i santi sono di Gregorio Lazzarini, La Vergine e il Bimbo incoronati con santi francescani è attribuito a Pompeo Frigimelica. Si ignorano gli autori degli altri dipinti. Il soffitto è decorato da un affresco, La gloria di Sant’Anna, di Gio Maria De Stefani Nituzza di Calalzo.
Singolare la reliquia della pianeta di padre Marco d’Aviano usata durante la battaglia di Vienna nel 1683. Nell’edificio sono anche conservati diversi reliquiari del XVIII secolo, alcune croci astili e vari altri oggetti di culto.

La chiesa della Madonna del Caravaggio fu fatta costruire nel 1822 da Giuseppe Fiori al posto di un vecchio capitello dedicato a Santa Margherita; sono molto belle le elaborate vetrate policrome, frutto del lavoro artigianale di una ditta vicentina, e la pala d’altare di Giovanni De Bettin da Costalta. La chiesa fu più volte rimaneggiata e restaurata: l’ultimo recente restauro risale al 1965. Particolare solennità riveste la data del 26 maggio, giorno in cui si celebra l’anniversario dell’apparizione della Madonna a Caravaggio, avvenuta nel 1432.

– Architetture civili

In un vecchio edificio della fine del secolo scorso ha sede la biblioteca comunale intitolata ad Enrico De Lotto, medico che esercitò a lungo la propria professione a Calalzo. Oltre alla medicina, Enrico De Lotto ebbe altri diversi interessi cui dedicò studi interessanti: tra tutte le sue pubblicazioni viene segnalato un utile libro divulgativo a proposito dei reperti archeologici di Làgole. Gli scaffali contano un grande numero di libri, manoscritti e pergamene di rilevante valore storico; il documento più antico risale al 1200.
Il Rifugio Dino e Giovanni Chiggiato, raggiungibile con due ore di cammino, offre un panorama che spazia su 360 gradi dal monte Antelao alle Marmarole e agli Spalti di Toro.

Calalzo è, infine, anche il punto di partenza o arrivo della Ciclabile delle Dolomiti che è stata realizzata sulla vecchia linea ferroviaria Calalzo-Cortina uno splendido itinerario adatto anche ai più piccoli. La linea ferroviaria venne costruita nel 1915 per facilitare gli spostamenti durante la prima guerra mondiale, divenne turistica nel 1930 e venne soppressa nel 1964. Si estende da Calalzo a Lienz (in Austria) passando per Cortina d’Ampezzo e Dobbiaco. Nel corso del 2004 è stata asfaltata e migliorata, ed è stata aggiunta l’illuminazione delle gallerie. È in funzione un ostello per ciclisti.

PERSONE LEGATE A CALALZO DI CADORE 

Alessio De Bon (1898 – 1957), archeologo.

Angelo Frescura (Rizzios 1841 – 1886), promotore dell’occhialeria in Cadore, creò la prima fabbrica italiana di occhiali nel 1878.

Attilio Frescura (1881 – 1943), scrittore e giornalista.

Giovanni Battista Frescura (1921 – 1993), archeologo.

Lucio Lozza (1877 – 1954) e Giuseppe Lozza (1870 – 1954) fondatori dell’omonima occhialeria.

Guglielmo Tabacchi (1900 – 1974), imprenditore, fondatore dell’occhialeria Safilo.

Bartolomeo Toffoli (1755 – 1834), sacerdote e scienziato, produsse macchinari di ogni genere, un microscopio tascabile e un macchinario per costruire lenti piccolissime.

Giorgio Valmassoi (1951), ex calciatore.

Aldo Vascellari (1926), ex calciatore.

STEMMA E GONFALONE

Lo stemma è “Troncato: nel primo: d’azzurro alle due torri legate con una catena ad un abete; nel secondo d’argento al palo troncato di rosso e d’azzurro, sul quale è caricata una ruota dentata d’oro sporgente nel campo”

Il gonfalone è “Di forma rettangolare su drappo di colore rosso; al centro sormonta lo stemma del municipio, la corona del comune in argento e il tutto circondato da un ramo di quercia a destra e di alloro a sinistra, annodati in basso da un nastro tricolore con la scritta: Comune di Calalzo di Cadore, posta all’apice e gli ornamenti esterni contornanti lo stemma sono ricamati in argento”.

 

Fonti: Infodolomiti, Nuovo Cadore e wikipedia