Gosaldo (Gosàlt in ladino)

Devi sapere:

Geografia

Se vuoi capire dove si trova Gosaldo, allora continua a leggere e scopri la sua posizione.

Il comune si estende su una conca posta ai piedi delle Pale di San Martino e la conca degradando ripidamente verso sud lungo la valle dei Molini – a ovest – e la valle Paganin – a est, si apre sulla parte superiore del canale del Mis. Notevole l’escursione altimetrica che passa dai 482 m della località Stua, nel canale del Mis, ai 2849 m della cima Croda Granda, con una differenza complessiva di 2367 m. Le vette più elevate appartengono al sottogruppo della Croda Granda, alla quale si aggiungono il Sass d’Ortiga, 2634 m, la Pala della Madonna, 2524 m, e gli Sforcelloni, 2450 m. Degne di nota sono però anche le montagne poste a sud, comprese nel gruppo del Cimonega (Cimon del Piz, 2325 m) e nel gruppo del Pizzocco (monte Brandol, 2160 m, monte Agnellezze, 2140 m), nonché quelle a est, parte dei Feruc.
I corsi d’acqua della zona appartengono tutti al bacino del torrente Mis, a sua volta affluente del Piave. Oltre allo stesso Mis, si citano il Gosalda (valle dei Molini), il Laonèi (val Paganin) e il Pezzei (val delle Moneghe – Vallalta). Il rischio idrogeologico è molto elevato nel territorio di Gosaldo e alcuni centri abitati (Don, Selle, Stalliviere,Sarasin) risultano particolarmente esposti a fenomeni franosi, che interessano anche le principali vie di comunicazione, ovvero la SR 347 all’altezza di Don e Sarasin e la SP 3 presso Tiser.
Buona parte del comune, in particolare la zona meridionale, ricade nel Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi. Anche le Pale di San Martino sono protette come Sito di Interesse Comunitario e Zona a Protezione Speciale, così come l’area umida delle torbiere di Lac Torond, appena oltre il confine con Voltago Agordino.

Storia

Anche Gosaldo ha la sua storia, eccola qui riportata.
Una teoria di don Mosè Selle, parroco del paese nella seconda metà dell’Ottocento, afferma che il toponimo deriva dal latino Gulae Altum “alto della gola”, in riferimento alla posizione del comune, posto alla fine della stretta valle del Mis. Don Faustino Chiea (1808-1875), altro prelato originario della zona, lo avvicina alla lingua tedesca.
Una versione popolare, invece, afferma che nella zona viveva un tale soprannominato Gos Alt, dal “gozzo alto” che lo caratterizzava.

Il paese è stato investito pesantemente dall’alluvione del 4 novembre 1966, quando contava oltre duemila abitanti. L’alluvione spazzò via frazioni intere, le vie di comunicazione furono interrotte ed alcune di queste ripristinate dopo trent’anni. Il paese sia per la posizione che per l’effetto di questi eventi subì un rapido calo demografico.

– California
California, il sogno americano tra le sperdute lande bellunesi. Tra il torrente Gosalda e il torrente Mis, sotto il borgo di Pattine, alla testata sulla conca di Gosaldo dell’austero Canale di Mis, esisteva da secoli una piccola osteria frequentata da minatori e boscaioli, nell’ottocento denominata “Alla California”, con spaccio alimentare, vini e acqueviti. Il nome è evocativo e richiamava il lontano stato americano, l’osteria dobbiamo immaginarla come quelle nei film western.

Ma il paragone non è solamente emotivo, infatti le tecnologie impiegate nella lavorazione mineraria erano comuni a quelle americane. Inoltre, leggenda narra che il proprietario fosse un emigrante ‘di ritorno’ proprio dall’America. L’osteria – bottega era stata ricostruita dopo la disastrosa alluvione del 1882, un presagio per una tragedia che si ripete costantemente in quel luogo inadatto.
Due nuove importanti miniere di mercurio sulla costa di Vallalta, proprio sul confine tra l’Agordino e il Primiero (confini anche della Serenissima), scatenarono la “corsa all’oro” verso la metà ottocento. Fu il periodo più florido, vi erano impegnate direttamente almeno un centinaio di famiglie che risiedevano nelle case sparse di California, Pattine, Tiser e a Sagron del Mis.

C’erano dei forni fusori, una specie di vero e proprio stabilimento industriale, per poter estrarre direttamente in loco il mercurio (con un processo di distillazione), molto più agevole da trasportare rispetto alle tonnellate di roccia base, quindi una notevole economia d’indotto, comprendente boscaioli, carbonai, falegnami, fabbri, trasportatori, ecc.

Fu inventato un particolare forno a condensazione, denominato “forno di Vallalta” che divenne famoso nella storia della metallurgia. In tutta l’area si assistette ad un forte fenomeno di degrado ambientale e disboscamento, causato dall’eccessivo sfruttamento delle risorse, con fenomeni di “piogge acide” per evaporazione di vapori di zolfo (pirite e calcopirite) e mercurio con conseguenti gravi problemi sanitari.

Non c’è che dire, un luogo davvero infernale, come si può vedere in qualche sbiadita fotografia di fine ottocento! L’attività estrattiva proseguì, sia pure con alterne vicissitudini, fino al 1963 quando la coltivazione delle gallerie venne abbandonata e vennero chiusi gli impianti.

Dal primo dopoguerra, ma soprattutto dopo l’apertura della strada carrozzabile (1921 e 1938) della valle del Mis e il servizio di corriere di linea da Belluno, fu possibile un rapido sviluppo turistico di Gosaldo e di California. La vecchia osteria dei minatori divenne un alberghetto, poi famoso “albergo Bissoli” ricostruito dopo l’incendio durante le rappresaglie naziste dell’aprile 1944. L’agglomerato di vecchie case, rimodernate, assunse le sembianze di un piccolo paese con, perfino, la chiesa costruita negli anni ’30 e divenuta parrocchiale nel 1960.
California era luogo molto alla moda, conosciuto in tutto il bellunese, accorrevano giovanotti da tutto l’agordino per frequentare l’elegante ristorante con annessa sala da ballo. Nel 1954 venne installata la prima televisione della zona e tutti accorrevano a vedere quella che era considerata una magia meravigliosa.

Tutto venne spazzato via dall’alluvione del 4 novembre 1966, i pochi abitanti non emigrati vennero sistemati in altre frazioni di Gosaldo, a Sedico si costruì il quartiere ‘Nuova California’. California, come in un film del lontano far-west, divenne un paese fantasma di pochi ruderi di case, semi-inghiottite dalle colate di ghiaia. A volte ci si ricorda del dramma dell’alluvione in località famose, con i loro preziosi edifici e opere d’arte, Venezia Firenze…, nessuno mai ricorda drammi umani che hanno colpito decine di povere anime di queste sperdute borgate tra austere montagne e paurosi canyons, lontanissime da tutto, perfino dalla memoria. Qui la montagna fa veramente paura, specie quando anche il tempo si mette al brutto.

California si raggiunge solamente a piedi attraversando un precario ponticello, a poche centinaia di metri dal termine della carrozzabile sterrata dal ponte Titele. Visitare California non è facile, gli arbusti invadono tutto, e per di più c’è ben poco da vedere, se non qualche rudere. Un vero e proprio “paese fantasma”. A meno che lo scopo sia proprio quello di vedere dei ruderi, per capire, per meditare, per commuoversi. E’ un luogo triste. Si percepisce ancora l’ansimare ansioso e spaventato di vecchi e bambini che fuggono nottetempo verso le impervie scarpate della montagna, con le mani in mano sotto la pioggia battente, storditi dall’ululato delle acque impetuose e della ghiaia. Per farvi ritorno dopo qualche tempo e non trovare più nulla di quello che era stato il loro mondo. Del tutto incomprensibile, ora, come California fosse stato ridente ed ameno villaggio.

Monumenti e luoghi d’interesse

– Parrocchiale di Gosaldo
Intitolata alla Vergine Addolorata, sorge nella piazza di Don. Iniziata il 16 agosto 1858 e consacrata il 17 agosto 1863, conserva varie opere di pregio artistico: si ricordano una tela del Cinquecento attribuita a Francesco Frigimelica e lavori più recenti di Antonio Lazzarini, Giuseppe Angeli, Antonio De Bittio, Liberale Cozza (I Santi Andrea e Lorenzo davanti al Santissimo Sacramento, 1818) e Girolamo Moech.

– Chiesa di San Giacomo
Vecchia parrocchiale del capoluogo, si trova di fronte alla precedente. Costruita in stile gotico nella prima metà del XVII secolo (la consacrazione avvenne il 2 agosto 1635), è stata di recente restaurata grazie a un finanziamento regionale.

– Chiesa di San Bartolomeo
È la parrocchiale di Tiser, realizzata nel Trecento e più volte rimaneggiata (l’ultima ricostruzione è del 1697). Vi si trovano opere di Tomaso Da Rin (1921), nonché due statue lignee (San Pietro e San Paolo) realizzate nel 1855 da Valentino Besarel. L’altare maggiore (1685) e quello della Madonna del Rosario (1705) sono attribuiti a Fioravante Costa, mentre un altro altare laterale (1752) potrebbe essere opera del figlio Antonio.

Società: Lingue e Dialetti

Gosaldo si ritiene un comune di lingua ladina, sebbene la parlata locale sia particolarmente influenzata dal veneto bellunese. Da ricordare, a questo proposito, l’Union Ladin da Gosalt (unione ladina di Gosaldo), associazione che si impegna a diffondere la cultura e il folklore locale.

Musei

In uno stabile comunale localizzato nel centro di Don è stato allestito il Museo Etnografico e del seggiolaio. L’esposizione si articola in tre sezioni dedicate, rispettivamente, alla produzione lattiero-casearia, all’artigianato della sedia e alla lavorazione del legno e dei metalli.

Frazioni

Gosaldo ha le sue frazioni e qui le trovi riportate con una breve spiegazione per ciascuna.

Peculiarità del comune è la presenza di decine di borgatelle (qualcuno ne ha contate novantanove) gravitanti attorno ai due centri più importanti, Don (sede comunale) e Tiser.
Questi agglomerati hanno dimensioni molto modeste e sono sorti un po’ ovunque tra i 500 e 1000 m di altitudine, preferibilmente sui versanti più esposti e spesso in funzione dei giacimenti minerari della valle del Mis. In seguito alla chiusura delle miniere e al più generalizzato abbandono della montagna risultano in gran parte disabitati.

– Don
Don (1.141 m s.l.m., 216 abitanti) è il principale centro del comune ed è la sede del municipio. È posta a metà strada tra Agordo e Fiera di Primiero, sull’incrocio delle SP 347 e 3. La chiesa di San Giacomo fu costruita verso il 1630 e consacrata il 2 agosto 1635; è stata recentemente restaurata dal comune grazie ad un contributo regionale. La parrocchiale, una delle uniche due che si trovano nel comune, è la chiesa della Vergine Addolorata, presso la piazza principale del capoluogo. Sostituì la precedente e venne consacrata il 17 agosto 1863; conserva pregevoli sculture e dipinti.

– Tiser
Tiser (940 m s.l.m., 52 abitanti) si trova 6 km più a sud di Don, all’incrocio tra le SP 3 (che conduce alla vicina Rivamonte Agordino) e 2. Il paese è ubicato nella alta Valle del Mis, a ridosso del parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi.
Tiser viene citata per la prima volta in un documento del 1148. Rappresentò una regola indipendente anche se spesso associata a quella della vicina Rivamonte. Divenne parrocchiale nella prima metà del Seicento e contava, allora, oltre 1.000 abitanti.
L’economia del luogo fu in passato legata all’attività estrattiva con le miniere di Vallalta (cinabro) e della Valle Imperina (calcopirite): sin dal XV secolo si ha notizia di ricerche minerarie ad opera di operai tedeschi.
Vi si trova l’altra parrocchia del comune, dedicata a San Bartolomeo, costruita attorno al XIV secolo ma più volte rimaneggiata. Conserva i santi Pietro e Paolo, sculture lignee di Valentino Panciera Besarel considerate fra le prime opere autonome dell’artista zoldano (1855-1856).

– Sarasin
La frazione di Sarasin conta 73 abitanti e si trova a quota 1.160. Dista 3,5 km da Don ed è immediatamente prima del confine con il Trentino, quasi in continuità con l’abitato di Mis. Il paese, che non è molto compatto e si suddivide in diversi villaggi minori, sorge su una collina molto esposta al sole e ben arieggiata durante tutto l’anno. Gli abitanti sono soprannominati del Cantón, cioè “dell’angolo”.

– Villa Sant’Andrea
La frazione si trova a nord di Don.

 

Fonti: Magico Veneto e wikipedia