Taibon Agordino (Taibón in ladino).

GEOGRAFIA

Taibon Agordino è situato nel fondovalle delle Dolomiti Agordine ad un’altitudine di 628 m s.l.m. nel punto dove il torrente Tegnas confluisce nel torrente Cordevole.

OROGRAFIA

L’abitato di Taibon Agordino è situato nella parte Nord della Conca Agordina tra i gruppi montuosi delle Pale di San Martino e del gruppo Civetta-Moiazza entrambi siti UNESCO patrimonio dell’umanità.

Sopra gli abitati di Col di Pra (843 m s.l.m.), Forno Val, Taibon e Peden incombono le pareti a strapiombo delle Pale di San Lucano (2409 m s.l.m.) e del Monte Agner (2872 m s.l.m.) la cui Parete Nord supera i 1500 metri di verticalità raggiungendo il primato (conteso con la parete Nord dell’Eiger) di parete discontinua più alta delle Alpi.

Caratteristici di entrambi i gruppi sono i grandi “borai”: degli enormi canaloni che tagliano a più riprese le pareti per tutta la loro altezza e ne isolano gli aguzzi “Spiz” (cime in Ladino) per i quali scendono tutti gli inverni imponenti valanghe che si accumulano in grossi nevai visibili ai piedi delle pareti rocciose fino ad estate inoltrata.
Minori invece il Monte Pelsa con la cima Pighera (1898 m s.l.m.) e il Monte Framont (2294 m s.l.m.) arrivano a lambire l’abitato di Listolade (680 m s.l.m.).

Parzialmente celate si ergono poi a Nord-Est sopra Listolade le cime del Monte Civetta (3220 m s.l.m.) e della Moiazza (2878 m s.l.m.). In quest’angolo famosissime e teatro di storiche imprese alpinistiche non si possono non ricordare la Torre Venezia (mt. 2337), la Cima della Busazza ( 2994 m s.l.m.) e la Torre Trieste ( 2458 m s.l.m.).
A Sud chiudono il panorama e fanno da cornice alla Conca Agordina la Catena del San Sebastiano, il monte Celo e i Monti del Sole Tutelati sia dal Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi che dall’UNESCO.

All’altro estremo del comune in fondo alla Valle di San Lucano a quota 2392 sulle selvagge Pale dei Balconi si trova “El Cor” un arco di roccia che al suo interno disegna un perfetto cuore.

IDROGRAFIA

Il comune di Taibon Agordino comprende sia la sinistra che la destra idrografica del torrente Cordevole, nella Conca Agordina. Il centro abitato si sviluppa alla confluenza del Tegnas con il torrente Cordevole; lungo il Tegnas si sviluppa la Valle di San Lucano che presso l’abitato di Col di Pra a 7 km da Taibon si dirama nella Valle di Angheraz che procede verso Sud fino all’omonimo Circo Glaciale; verso Nord-Ovest invece si inerpica la Valle della Bordina che sale a verso gli alpeggi formando decine di cascate (famose e mete di escursioni sono la Cascata dell’Inferno e le Cascate di Pont sia d’estate che d’inverno quando sono completamente ghiacciate) Nella parte Nord-Est del Comune invece la Val Corpassa arriva dalla direzione opposta. Raccoglie le acque dei circhi glaciali e nivali del gruppo del Monte Civetta (Van de le Nevere, Van de le Sasse, Val dei Cantoni e Val Civetta.

GHIACCIAI

Nel territorio comunale di Taibon Agordino sono ad oggi ancora presenti due corpi glaciali attivi.

Il più importante è il Ghiacciaio del Giazèr situato sul Monte Civetta nell’Alta Val dei Cantoni sopra al rifugio Vazzoler arrampicato sulla parete Sud-Ovest della cima della Piccola Civetta tra i 2700 ed i 3000 metri di quota. Ritiratosi sensibilmente durante l’ultimo secolo ha perso i grandi seracchi terminali che fino agli anni ’30 si staccavano da esso precipitando nalla Val dei Cantoni. Durante i primi anni 2000 si è ridotto per circa i 2/3 della sua estensione allo stato di Rockglacier. Da qualche anno però la neve residua della stagione invernale è ritornata a coprire tutta la parte di Rockglacier arrestando per il momento il processo di ritiro del ghiacciaio.

Meno importante e quasi sconosciuto è invece il Ghiacciaio della Scudèla del Giazèr situato in Valle di San Lucano a monte della Località Caval sotto alle cime dei Pizzetti d’Agner. Abbondantemente alimentato dalle enormi valanghe che percorrono il Levinal da l’Acqua durante la stagione invernale e particolarmente protetto dalle pareti sovrastanti non vede negli anni particolari cambiamenti di estensione.

In passato esistevano altri tre corpi glaciali situati uno presso la cima del Monte Agner, uno presso la cima dei Lastei d’Agner e il Ghiacciaio del Marmor. Tutti si sono estinti completamente nella torrida estate del 2003 e ad oggi sono ricomparsi sotto forma di nevai grazie ai grandi apporti nevosi degli ultimi inverni.

Altri nevai o glacio nevati più o meno perenni si possono trovare in vari canaloni a partire già dagli 800 metri di quota. Si segnalano poi i relitti glaciali del Van de Le Nevere sulla Moiazza, del Van de le Sasse sul Civetta, della cima dell’Agner e dei Lastei d’Agner.

Il Ghiacciaio della Fradusta sull’altopiano delle Pale di San Martino invece appartiene amministrativamente al Comune di Tonadico, e il Ghiacciaio Tomè sullo sbocco della Ferrata Tissi sul Monte Civetta al Comune di Zoldo Alto.

STORIA

Se vuoi scoprire la storia di Taison Bagordino, allora sei nel posto giusto.

Le Dolomiti sono state colonizzate dall’uomo subito dopo il ritiro dei ghiacciai dovuto alla fine dell’ultima era glaciale. Il più antico sito archeologico della zona si trova a Pian della Lòra appena fuori del confine del Comune di Taibon: si tratta dei resti di un accampamento di cacciatori mesolitici databile tra il 7500 a.C. ed il 5500 a.C. .

Verosimilmente (mancano ritrovamenti, ma le seguenti notizie sono dedotte dai siti nelle vallate circostanti) durante l’Età del Rame vi fu il primo debole sfruttamento minerario seguito da un generale abbandono durante l’Età del Bronzo.

Successivamente durante l’Età del Ferro l’Agordino si trovò tra le aree di influenza dei Reti a Nord-Ovest e dei Paleoveneti a Sud-Est, ma mancano ad oggi ritrovamenti di entrambi questi popoli.

Le prime tracce certe arrivano con i Romani: varie monete risalenti fino al V sec. a.C. e la strada ancora oggi visibile in alcuni punti a monte dell’ S.R. 203 tra Agordo e Peron. Di questo periodo sono note da un lato l’inglobazione pacifica del Veneto all’Impero Romano, dall’altro la conquista delle Alpi effettuata dall’Imperatore Augusto (15-16 a.C.) e la conseguente sottomissione e deportazione in massa del popolo dei Reti. Vista la mancanza di reperti archeologici classici gli storici locali escludono una decisa romanizzazione della zona ma è comunemente accettata la tesi dello sfruttamento minerario, nonché militare dal III-IV sec. d.C. della Valle del Cordevole.

Al sopraggiungere delle prime invasioni barbariche alcune popolazioni della Val Belluna di origine gallo-romana o megli gallo-romanizzata si rifugiarono nella parte bassa dell’Agordino. Anche se non esistono testimonianze scritte dell’accaduto si può dedurre ancor oggi dalla toponomastica (in particolare dal caratteristici suffissi celtici “-acum” e “-icum”) che questa gente si stanziò attorno agli abitati allora esistenti, tutto attorno alla Conca Agordina: es. Morbiach, Tamonich, Lantrach, Cugnach, Noach, Vich, Oltach, e riguardanti Taibon: Brugnach e Serach.

Con la donazione di Berengario I del 923 l’Agordino passò ufficialmente sotto la sfera di influenza del Vescovo di Belluno.

Gli scritti più antichi riguardanti direttamente l’Agordino risalgono al XII sec d.C. e il nome attuale di Taibon viene citato per la prima volta in documenti del 1143.

Il paese era compreso nel “Comune di Sottochiusa” (la “Chiusa”, o Ciùsa, a nord di Listolade, divideva l’Agordino in due parti) ed era originariamente composto da quattro Regole – Taibon, Pèden, Listolàde e Val – i cui rappresentanti si ritrovavano a discutere sul “Còl de la Mòla”.

Proprio la “Chiusa” fu teatro nel 1439 della forte resistenza che gli agordini opposero all’avanzata di Filippo Maria Visconti. Sotto il potere della Serenissima vennero incrementati il commercio del legname attraverso la fluitazione dei tronchi (menàda) attraverso il Cordevole verso il Piave, la produzione di carbone in spiazzi chiamati “aiàl” e di utensili di ferro estratto nelle miniere dell’alta Valle di San Lucano.

Nel 1854 un incendio brucia 60 case del paese, allora costruite prevalentemente in legno, mentre nel 1865 una frana caduta dal monte “Lastìa de Framónt” causa la morte di due persone. Nel 1908 una grossa frana cade in Valle di San Lucano dalla cima “Lastìa de Gardés” distruggendo i due villaggi di Prà e Lagunàz, i cui abitanti costruiranno la nuova borgata di Villanova. Nel 1966 una disastrosa alluvione colpisce il paese asportando abitazioni e coltivazioni.

L’ORIGINE DEL NOME

Di etimologia incerta, letteralmente “taglio buono” in Ladino, viene tradizionalmente associato al taglio delle spade prodotte nei Forni Fusori di Val. Alcuni storici locali lo farebbero però derivare dal Latino “Tabullo”, “pannello” (in riferimento al buon taglio delle assi di legno?). È poi doveroso ricordare la diffusione di tale nome anche in altre aree dolomitiche, specialmente in forma di cognome: “Taibon” infatti è attualmente e storicamente diffuso in Val Gardena. Nei secoli passati alla maggior parte degli abitati dolomitici era associato l’omologo cognome. Tale coincidenza potrebbe derivare o da un’antica emigrazione o semplicemente dall’antica comune origine Ladina dei due luoghi che fino al XVII sec era ancora fortemente radicata anche nella Conca Agordina.

La maggior parte dei toponimi delle frazioni sono di classica origine Ladina: Le Coste “I crinali prativi”, Campedel “Praticello curato”, Soccol “Sotto alla grotta”, Sot Vìla “Sotto all’abitato”, Pèden “Ai piedi”, Còl di Pra “Colle della località Pra”, Plombianch “Primo Bianco”, Comedon “Gomito”, Ronch de Bos (fino all’ ‘800 Ronch de Ruaz “Appezzamento del torrentaccio”).

MONUMENTI E LUOGHI D’INTERESSE

– Architetture religiose

A Taibon sono presenti cinque chiese: le due più antiche, risalenti al medioevo, sono quelle dedicate a San Lucano e a San Cipriano; la prima sorge sul luogo dove si racconta sia morto il Santo che nella valle aveva vissuto da eremita, mentre la seconda chiesa fu costruita sulla strada che da Agordo conduce a Cencenighe, la attuale Via Paris Bordone; quest’ultima conserva notevoli opere artistiche, fra le quali una “sacra conversazione” e un'”Ultima cena” dipinti entrambi da Paris Bordone, allievo di Tiziano Vecellio.

A Listolade esiste una chiesetta dedicata al Redentore risalente al XVII secolo, mentre nella borgata di Val il luogo di culto è dedicato alla Madonna di Caravaggio. La chiesa parrocchiale fu consacrata nel 1946. Fino al 1966 sul “Còl de la Mòla” si ergeva un’altra chiesetta dedicata a San Rocco, ma venne abbattuta in seguito all’alluvione; nel villaggio di Prà ne esisteva un’altra anche se non ancora consacrata, rimasta sepolta dalla frana del 1908. In tutto il territorio di Taibon sono inoltre presenti innumerevoli capitelli (atriói), crocifissi ed antichi affreschi sacri.

AREE NATURALI

Tutte le montagne che circondano Taibon sono tutelate dall’UNESCO. Particolarmente interessanti, oltre ovviamente all’intera Valle di San Lucano, sono il Lago delle Peschiere, la Cascata dell’Inferno e le Cascate di Pont. Altra zona degna di nota è la Foresta Demaniale di Malgonera.

ALPINISMO

Taibon Agordino è l’unico Comune ad essere interessato dai tracciati delle due più celebri Alte Vie delle Dolomiti: l’Alta via n. 1 e l’Alta via n. 2 due famosi percorsi escursionistici a tappe che si svolgono interamente in quota collegando rispettivamente il Lago di Braies con Belluno e Bressanone con Feltre.

Nel Comune vi sono principalmente tre grandi e distinte zone dove praticare l’arrampicata: l’area del gruppo Civetta-Moiazza a cui si accede da Listolade attraverso la Val Corpassa, la Parete Nord dell’Agner e le pareti meridionali delle Pale di San Lucano.

Notevole è la storia alpinistica del Comune di Taibon Agordino, le prime ascensioni importanti furono effettuate già tra la fine dell’ ‘800 e l’inizio del ‘900. Ricordiamo sul Monte Civetta tra le innumerevoli altre l’apertura della Via Normale della Torre Venezia di V grado già nel 1909, la Cima della Busazza nel 1929, scalatori come Cozzi, Zanutti, Tomè, Dimai, Siorpaes, Comici, Tissi, Andrich ottennero notevole fama su queste cime.

Tra gli altri Anghileri, Reinhold Messner, Heini Holzer dominarono le cronache degli anni ’70. Con l’evoluzione dell’arrampicata negli anni ’80 spiccarono Soro Dorotei, Gigi Dal Pozzo, Renato Panciera. Gli anni ’90 e 2000 videro inoltre protagonisti Christoph Hainz e Manrico Dell’Agnola.

Non da meno furono le pareti dell’Agner, delle Pale di San Lucano e della Moiazza, già nel 1921 arturo Andreoletti, Renato Zanutti e Francesco Jori tracciarono la prima via sulla Parete Nord del Monte Agner nel 1932 vennero saliti i formidabili 1600 metri di sviluppo dello Spigolo Nord dell’Agner. Dal 1967 fa la sua comparsa in Valle di San Lucano un giovane Reinhold Messner che assieme al fratello Günther, Heini Holzer e Sepp Mayerl occupa a più riprese le prime pagine dei giornali locali e delle riviste alpinistiche.

Nel 1975 spicca l’apertura del famosissimo Diedro Casarotto-Radin sullo Spiz di Lagunaz sulla Terza Pala di San Lucano, resterà poi nel cuore dei taibonèr il ricordo di Ilio De Biasio di Cencenighe, recentemente scomparso, che assieme al fratello Ettore, e contemporaneamente a Eugenio Bien, Roberto e Luciano Lagunaz compirono una formidabile e sistematica esplorazione di tutto il Gruppo. Negli ultimi anni vediamo sopra tutti Pietro Dal Pra che compie un’impresa sulla Lastìa di Gardes con la via Gracias a La Vida con difficoltà fino all’8a+.

Ad oggi le vie alpinistiche più ripetute sono Lo Spigolo Gilberti Soravito e la via Jori sulla Parete Nord dell’Agner; la Via del Piano Inclinato, il Diedro Casarotto-Radin, lo Spigolo Tissi-Andrich e la Normale del Campanile della Besausega sulle Pale di San Lucano; la Via Normale, la Via Tissi e la Via Andrich sulla Torre Venezia in Civetta; e la Via Tissi, la Via Cassin e la Via Carlesso sulla Torre Trieste sempre in Civetta.

A queste si aggiungono per l’arrampicata sportiva moderna la grande falesia di Mezzo Canale, la palestra di roccia “El Forte” presso i Coi di Peden, l’area boulder del Sas del Mut e limitrofe in Valle di San Lucano, e la nuova palestra indoor dell’associazione La Rivolta aperta per gli associati durante la stagione invernale.

LINGUE E DIALETTI

A Taibon al giorno d’oggi si parla comunemente un dialetto di origine ladina che però con il passare delle generazioni va mescolandosi sempre più al veneto bellunese, specialmente nella grammatica. In particolare il dialetto del paese si riconosce da quello dei comuni circostanti (specialmente da quello di Agordo, che presenta un maggiore influsso veneto) per la presenza del gruppo -èi in quei contesti verbali dove nei dialetti del basso Agordino si trova -ò o -è:

Taibon, data la sua vicinanza con l’Agordino centrale (confina con Cencenighe Agordino a Nord), nel passato ne condivideva numerosi termini, come “palòta da la farina” (“paletta per la farina”, usato specialmente nella parte alta dell’Agordino) al posto di “sésola”, “kižòla” al posto di “pùča” (“pane di segale”), o “spànda” invece di “spàna” (“spanna”, misura di lunghezza) attualmente invece grazie al maggior movimento di persone e di usanze, queste differenze sono meno sentite ma comunque non scomparse.

Da segnalare anche varie parole derivanti dal tedesco, probabile eredità dell’antica immigrazione di minatori bavaresi (detti “canòp” dal tedesco “knappen”=minatore ) avvenuta in zona a partire dal XIV sec.

ECONOMIA

– Occhialeria

Seppur in crisi risulta ancora diffusa la piccola e media occhialeria dalla quale emergono varie eccellenze sparse in tutto il territorio comunale. La maggior parte della popolazione lavora comunque nella vicina Luxottica di Agordo.

– Agricoltura

A Taibon fiorisce la Latteria Sociale Turnaria di Peden, tra gli ultimi esempi del suo genere è ancora in piena attività, perfettamente funzionante e raccoglie e lavora il latte di alcune decine di soci provenienti da Taibon e in parte da Agordo. Tali soci si succedono ancora oggi nella secolare pratica del “Ròdol” l’aiuto al Casaro dato secondo turni prestabiliti. Risulta ancora attiva la Latteria di Soccol di cui è però rimasto un unico conferente. Storiche famiglie si dedicano inoltre all’allevamento e alla monticazione estiva di varie malghe della zona che vanno via via convertendosi in fiorenti agriturismi.