I Ladini dalla Prima Guerra Mondiale ai giorni nostri

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Premessa

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La Prima Guerra Mondiale fu anomala rispetto ad ogni precedente conflitto: non più guerra combattuta da piccoli eserciti di soldati di mestiere, ma richiedente lo sforzo ed il sacrificio di tutta la nazione.

Non più guerra breve e fulminea , condotta da eserciti costituiti dalle classi sotto le armi o da poco congedate, ma da tutte le classi dai 18 ai 50 anni.

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Prima Guerra Mondiale nelle valli ladine

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Nelle valli ladine dolomitiche la Prima Guerra Mondiale fu percepita, oltre che come dramma umano, anche come la fine di un’epoca irrimediabilmente tramontata. Con l’annessione all’Italia lo stato nemico contro cui si erano combattute tante guerre, diventava lo stato da difendere e per il quale combattere.

Le valli ladine fino a prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale erano economicamente e culturalmente orientate verso il mondo tedesco-tirolese ed austriaco, non verso quello italiano. I Ladini facevano parte del Tirolo da secoli, e con i tedeschi tirolesi sentivano di avere una comunità di interessi, legami di mentalità, culto dei medesimi valori, primi fra i quali: religione e patria.

La letteratura di guerra di parte italiana presente come “formidabile” la linea del fronte austriaco sulle Dolomiti, in quanto la posizione era straordinariamente forte per natura.

Da parte austriaca si sottolinea invece, la precaria condizione dei difensori: sul Col di Lana ad esempio, scrive Schemfil:

“La costruzione delle posizioni si presentava assai difficile, perché la roccia quasi affiorante rendeva necessario un lungo e faticoso lavoro. Anche in seguito non furono scavate calere, tranne che in vetta, cosicché il presidio restò senza riparo, esposto al fuoco nemico proveniente da tre lati.”

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Le Dolomiti presero il titolo di “mito” nella memorialistica e non solo per il sangue che vi si sparse, ma anche per la caratteristica della guerra di alta montagna, che non contrapponeva un esercito ad un altro esercito, ma uomo contro uomo, evidenziandone il valore, premiando il gesto individuale.

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L’esodo dei Ladini

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I Ladini avendo i loro paesi proprio sulla linea del fronte, dovettero abbandonare le loro case. Livinallongo per esempio, era attraversato dalla linea del fronte, che dal monte Padon scendeva al torrente Cordevole, saliva sul versante opposto, da cui proseguiva per il Col di Lana, il monte Sief, il Setsas ed attraverso monte Castello si congiungeva con Valparola ed il Sas di Stria.

Il numero dei trentini evacuati in Austria e fra questi sicuramente anche i profughi di Livinallongo, compresi nel distretto politico di Ampezzo, era ben più elevato del previsto, raggiungendo le 75.000 unità: essi

“furono inviati in Tirolo, nel Salisburghese, in Boemia, Moravia, Austria Superiore ed Inferiore, dispersi su un territorio venti volte più vasto di quello corrispondente all’attuale Trentino, disseminati in piccoli gruppi di persone (tranne quelli concentrati nei campi-profughi).”

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Ma un certo numero di profughi di Livinallongo venne condotto in territori italiani (Abruzzo, Toscana e Piemonte). Si trattò di famiglie abitanti nelle località a sud della linea del fronte, che vennero allontanate, quando il conflitto era ormai iniziato, dalle truppe italiane sopraggiunte.

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Livinallongo fu totalmente evacuato.

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Esodo dei Ladini di Livinallongo in terre austriache ed italiane

Luciana Palla, “Fra realtà e mito. La Grande Guerra nelle valli ladine”. Franco Angeli, Milano 1991 pp. 103-140.

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Dalle testimonianze dei protagonisti di Livinallongo, che allora erano bambini, poco traspare delle vicende militari, mentre emergono immagini molto vive dei momenti della fuga: fra il tuonare di cannoni ed il cadere ovunque di proiettili. Austriaci od italiani non fa differenza, in quel momento non era rilevante.

Fra le fiamme che si alzavano dalle abitazioni colpite, iniziava l’esodo di una folla di donne e di bambini, la maggior parte dei quali aveva i congiunti più prossimi che combattevano a poca distanza, dall’altra parte di quella linea di fuoco e quindi in quell’inferno, a contatto diretto con la realtà della guerra, si aggiungeva il timore per l’incolumità dei propri cari.

In qualunque direzione l’esodo avvenisse, i particolari ricorrenti nel ricordo sono sempre gli stessi ed il viaggio fino alla destinazione futura, che si svolgesse verso nord o verso sud, è in ogni caso spaventoso e miete un alto numero di vittime fra vecchi e bambini.

La descrizione è straordinariamente simile a quella narrata da altre popolazioni colpite dallo stesso destino: l’odissea del viaggio, la fame e gli stenti, le angosce e le speranze che troviamo nelle persone di Livinallongo assurgono così a significazione di quanto ogni profugo, da qualunque paese provenisse, ha vissuto.

La prima cosa che colpisce, nelle testimonianze raccolte a Livinallongo, è che la gente resistette fino all’ultimo, rifiutandosi di partire, di allontanarsi dalle proprie case, sforzandosi di condurre la solita vita, fingendo normalità e quasi ignorando movimenti di truppe e bombardamenti, che avvenivano già ben vicino alle abitazioni. I bambini, con la curiosità di una cosa nuova, seguivano con attenzione, coglievano i particolari degli spostamenti delle truppe austriache arroccate sulle pendici del Col di Lana, intrattenevano con essi anche contatti quotidiani, come chi andava ogni sera a portare loro il latte sui “Ciadinei”: fra di essi c’erano spesso i loro padri, zii, per cui questa familiarità è del tutto comprensibile.

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I Ladini nel primo dopoguerra

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1918

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Con la fine della Prima Guerra Mondiale, le truppe italiane conquistano la Ladinia. L’Union dei Ladins stampa una moneta ladina provvisoria ed intorno al gardenese Leo Demetz, (tra i fondatori dell’Unione dei Ladini della Val Gardena) si forma un’unione dei ladini nuova, di natura più politica che rivendica l’indipendenza del gruppo etnico ladino e della sua lingua.

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1919

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Con la firma del “Trattato di Pace di St. German“, tutta la regione del Trentino Alto Adige e le vallate ladine passano all’Italia. I ladini non vengono menzionati nel trattato.

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1920

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Come abbiamo visto nella prima parte la bandiera Ladina venne issata per la prima volta.

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1921

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Avviene il censimento della popolazione. Il governo italiano permette che i ladini dichiarino la propria lingua.

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1923

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21 gennaio, la Ladinia viene suddivisa ed in questa prima suddivisione viene istituita la provincia di Trento. Cortina, Colle Santa Lucia e Livinallongo passano alla provincia di Belluno.

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1925

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L’Union dei Ladins riconferma lo Statuto redatto nel 1912, nel quale ci si erano prefissati gli obiettivi, non solo di unificare tutti i territori Ladini, ma anche di:

  • raggiungere un’unificazione nella grafia di tutte le varianti ladine
  • fondare unioni dei ladini in ogni vallata ladina
  • organizzare manifestazioni ladine e divulgare pubblicazioni sulla cultura e sulla letteratura ladine, almanacchi ed un giornale d’informazione ladino

In quest’anno però si rinunciano ai fini politici e questo Statuto sarà attivo ad Innsbruck fino al 1938.

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1927

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2 gennaio viene istituita la provincia di Bolzano con le valli Badia e Gardena. La Val di Fassa rimane nel Trentino.

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1939

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Accordo fra Hitler e Mussolini, dove i Ladini devono dichiarare se vogliono optare per la cittadinanza italiana o tedesca, con conseguente trasferimento nel Reich.

  • Val Gardena 81% votano per il passaggio nel Reich
  • Val Badia 31,7% votano per il passaggio nel Reich
  • Livinallongo ed a Colle 18% votano per il passaggio nel Reich
  • Ampezzo 4% votano per il passaggio nel Reich

Questa scelta per il Reich, vista poi come nazista, fu un dramma: ancora una volta, dovettero decidere se essere italiani o tedeschi, ma non Ladini.

7.027 ladini optano per il Reich, ma in realtà solo circa 2000 si trasferiscono, poiché la II Guerra Mondiale, blocca l’esodo.

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I Ladini nel secondo dopoguerra

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1945

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15 giugno si costituisce ufficialmente sul Passo Gardena il movimento “Zent Ladina Dolomites“.

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1945 – 1948

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Ampezzo, Colle e Livinallongo intrapresero numerosissimi tentativi per la loro riaggregazione agli altri Ladini della provincia di Bolzano, in ragione della loro storia plurisecolare comune, nonché per la loro affinità di lingua, cultura e tradizioni. In questi anni post-bellici la provincia di Bolzano era ben lungi dall’essere la provincia ricca e prosperosa di oggi. Le ragioni del referendum erano soltanto storiche, linguistiche e culturali. Ciò nonostante, questa possibilità fu sempre negata, sebbene espressamente prevista dall’art. 132 della Costituzione Italiana.

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1946

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5 settembre autonomia alle province di Trento e di Bolzano, con il Ministro degli Esteri Alcide De Gasperi e con in Ministro degli Esteri austriaco Karl Gruber.

Con la stabilizzazione dell’autonomia di Trento e di Bolzano anche i Ladini in queste due provincie (Val Badia, Gardena e Fassa) ottennero alcuni diritti fondamentali per la loro sopravvivenza:

  • trasmissioni ladine alla radio (1946)
  • studio del ladino nelle scuole dell’obbligo (1948)
  • riconoscimento come 3° gruppo linguistico (1951)
  • rappresentanza politica garantita (1972)
  • intendenza scuola ladina (1975)
  • ripartizioni dei posti pubblici secondo il sistema proporzionale (1976)
  • trasmissioni ladine alla TV (1988)
  • uso amministrativo del ladino (1989)

Da tutti questi diritti i Ladini dei 3 comuni di Ampezzo, Colle e Livinallongo ne rimasero esclusi, in quanto facenti parte della regione Veneto.

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1947 – 1964 – 1973 – 1974 – 1991

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Ampezzo, Colle e Livinallongo hanno chiesto il passaggio a Bolzano. Le ragioni di tale richiesta rimanevano esclusivamente storiche, linguistiche e culturali, mai economiche! Poiché, ancora negli anni ’70 la provincia di Bolzano, a prevalenza agricola, era molto più povera del Veneto industrializzato.

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1948

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31 gennaio viene promulgato il 1° Statuto di Autonomia. Per i ladini si tratta di un primo, debole riconoscimento come 3° gruppo linguistico nella regione del Trentino Alto Adige.

Gli articoli 2 e 87 parlano infatti di: “Rispetto della cultura, della toponomastica e delle tradizioni ladine”. Questo piccolo successo viene però offuscato, dal fatto che lo Statuto conferma, la suddivisione delle vallate ladine in 3 province e 2 regioni.

Un tema che agita gli animi della popolazione ladina, nell’immediato dopoguerra è legato all’acceso dibattito sul sistema scolastico, che sarebbe dovuto venir applicato nelle valli ladine di Badia e Gardena.

Le Unioni Ladine prendono parte attivamente alla discussione, proponendo fin dall’inizio un sistema paritetico che prevede metà delle ore in italiano e metà in tedesco, con l’aggiunta dell’insegnamento della lingua ladina.

La scuola paritetica viene istituita in Val Badia ed in Val Gardena, escludendo dal sistema, sia i ladini fassani che Ampezzo e Livinallongo.

Le altre disposizioni statuarie vengono applicate in provincia di Bolzano, al contrario di quanto avvenne nella provincia di Trento, dove l’insegnamento del ladino venne avviato solo a partire dall’anno scolastico 1969/1970. In provincia di Belluno non intervenne alcun riconoscimento fino all’anno scolastico 1999.

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1972

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Viene redatto il 2° Statuto di Autonomia.

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1985

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Bimillenario dei Ladini. Sì, i Ladini festeggiano i loro primi 2000 anni di esistenza.

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2005

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L’Union Generica si dota di nuovo Statuto

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2007

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Il 28 ottobre per i Ladini è una data storica!
Il referendum indetto nei comuni di:

  • Cortina
  • Livinallongo
  • Colle Santa Lucia

con il quale la popolazione intendeva manifestare la propria volontà di riunificazione alla provincia di Bolzano, nel tentativo di ricostruire l’unità perduta dopo la Prima Guerra Mondiale, ha un esito che non lascia spazio a dubbi!

L’iter per un futuro passaggio di regione sarà molto lungo e richiederà la compattezza dei ladini, ma col risultato raggiunto, dopo 90 anni in cui si erano periodicamente succeduti analoghi tentativi senza esito positivo, ha suscitato un’onda di rinnovato entusiasmo che lascia ben sperare per il futuro.

Risultato del referendum: 79,87% favorevole al passaggio alla provincia di Bolzano!

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Risultato favorito dal veder “annegato” da un movimento “neo-ladino”, voluto dalla politica bellunese e veneta, le proprie legittime aspirazioni di riconoscimento identitario.
La politica locale e regionale con suddetto movimento, creò artificialmente un’idea che “Ladina” fosse gran parte della provincia, fino alle porte di Belluno e questo a partire dagli anni ’90.

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Il nostro excursus, seppur breve, su chi siano i Ladini, è giunto al termine con questa seconda parte, la prima parte la trovi a questo link. Spero che questo breve viaggio nelle terre Ladine, ti abbia interessato ed incuriosito.

Se sì, faccelo sapere nei commenti e se volessi organizzare la tua vacanza nelle terre Ladine bellunesi, non esitare a contattarci, qui sotto il form per scriverci e chiederci tutte le informazioni di cui hai bisogno.

Grazie ed a presto… al prossimo articolo, continua seguirci!

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